Vincenzo Caso, Italgrob: «Già persi 8 miliardi, avviamo ora un nuovo patto di filiera per rilanciare l’HoReCa dopo il Coronavirus»

Vincenzo Caso, presidente della Federazione Italiani distributori Horeca, lancia un appello al settore a pochi giorni dalla scadenza del 3 aprile che, in teoria, dovrebbe consentire la riapertura dei locali e degli esercizi pubblici: una speranza che rischia di naufragare sotto l’incremento continuo dei malati in Italia. Ciò nonostante, bisogna pensare oggi al futuro post Coronavirus. Scrive Caso in una lettera aperta: «Il mondo Ho.Re.Ca. è chiuso per Decreto, per evitare, giustamente, che l’epidemia da COVID-19 dilaghi ulteriormente. Un blocco che, di fatto, ha causato una gravissima crisi di liquidità lungo tutta la filiera. Secondo una ricerca di CERVED, avvalorata anche dal centro STUDI FIPE l`epidemia di Coronavirus avrà un impatto negativo per circa 8 miliardi sul fatturato di quest`anno del settore Ristorazione, ed è inevitabile che tale voragine numerica si riservi, anzi si è già riversata, in proporzione, sulle aziende di distribuzione, l’anello successivo e per certi versi più fragile della filiera che funge da  polmone creditizio verso i punti di consumo.

Il crollo delle vendite, la difficoltà se non la possibilità di incassi ha messo immediatamente in ginocchio i distributori Ho.Re.Ca. italiani, un crollo inatteso quanto violento, a fronte del quale nessuno poteva avere un piano B. Il Centro Studi Italgrob ha stimato che per i  soli mesi  di  marzo  e  aprile le  vendite delle aziende  di distribuzione sono  calate a valore del 90%, bruciando oltre  mezzo miliardo di  euro (Fonte  IRI).

La crisi ora necessità di urgenti misure di sostegno che nessun Decreto Cura Italia purtroppo contiene in maniera adeguata. Si naviga a vista in attesa che l’emergenza cessi e che il Governo Italiano e l’Unione Europea trovino risorse (che devono essere più che straordinarie) da iniettare nel sistema Paese, destinando possibilmente le risorse che occorrono al rilancio del fuoricasa e del turismo, altro settore martoriato che quest’anno segnerà uno sprofondo del 60%. Il settore del fuoricasa italiano è un asset fondamentale della nostra economia, è parte della nostra storia e della nostra cultura, sono oltre 300mila locali della ristorazione e dell’Hospitality che operano lungo la nostra penisola i quali, a loro volta, assicurano oltre 800mila posti di lavoro. Alle loro spalle, la categoria dei Distributori Horeca, aziende nelle quali operano oltre 25.000 addetti, il cui compito è quello di distribuire e consegnare giornalmente bevande e prodotti food service.

A causa del COVID-19, cassandre predicono la chiusura di tanti locali ed una riduzione significativa, anche del 40%, della numerica dei distributori. Non ci sono studi attendibili al riguardo, anche se sicuramente la crisi è destinata a segnare in maniera profonda questo settore.  È inevitabile: ci sarà un prima e un dopo Coronavirus.

Un momento epocale che, proprio per la sua eccezionalità, può e deve rappresentare il necessario punto di coesione e rilancio di tutta la filiera, non appena terminata l’emergenza. Ora o mai più, tutti gli operatori: esercenti, distributori, produttori, sono chiamati ad uno sforzo che non può che essere unitario, univoco, ritrovarsi tutti, ma tutti, ad impegnarsi verso la stessa direzione, a tendere verso lo stesso orizzonte.

Un nuovo patto di filiera post coronavirus, dove riprogettare il futuro di questo settore, ma dove anche far pesare presso le Istituzioni il ruolo e il valore di una settore strategico per l’economia italiana come lo è l’Ho.Re.Ca.

È questo l’appello che lancia la Federazione Italgrob a tutti, e nello specifico alle associazioni di settore che si trovano nella nostra stessa condizione. È giunto il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo e immaginare un futuro diverso e migliore. Possiamo farlo, dobbiamo farlo. È l’unica possibilità che abbiamo per venirne fuori, per recuperare quanto prima il tanto terreno perduto. Ma il punto, ora, non è questo; adesso il primo pensiero è per l’emergenza sanitaria, per le difficoltà umane, per la sofferenza delle persone, per la fatica immane di chi è in prima linea. Ed in prima linea, abbiamo l’orgoglio di sottolinearlo, ci siamo anche noi, con i nostri operatori della logistica e i nostri distributori di beni di consumo primari. Un lavoro invisibile il nostro, ma essenziale per le mense, le comunità, gli ospedali, i centri anziani, ma anche per le famiglie, con la consegna a domicilio di bevande. Così anche noi stiamo facendo la “nostra parte”».

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